Il libro che qui si presenta in una nuova edizione è certamente un pamphlet politico volto a spiegare le ragioni che hanno impedito a lungo la formazione di una coscienza nazionale e statuale in Italia e ad esortare gli italiani a formarsela soprattutto con una battaglia laica e repubblicana che li liberi della confusione fra coscienza religiosa e autorità papale. Ma il libro è ricchissimo di osservazioni profonde ed esatte che possono servire anche a una ricostruzione storica vera e propria. Quinet ricostruisce i conflitti sociali del Medioevo italiano mettendone in luce le analogie con quelli dell’Europa degli stessi decenni: una linea di ricerca che possiamo trovare negli studi ormai classici di Salvemini. La soluzione duramente repressiva dell’episodio culminante di quei conflitti, il Tumulto dei Ciompi, avrebbe portato la borghesia comunale a rinunciare ad ogni sviluppo democratico in favore del ‘principato assoluto’. Il permanere dell’Idea imperiale, il cosmopolitismo culturale e l’universalismo del papato cattolico avrebbero impedito la sintesi nazionale disperdendo le energie degli italiani. Il papato, soprattutto, con la repressione delle timide istanze di adesione alla Riforma, avrebbe impedito la conquista della libertà religiosa che per Quinet – in questo assai vicino al pensiero di Mazzini – è la fonte oltre che la legittimazione delle libertà civili e sociali. Una lettura certamente limitata alla sfera morale. Ma l’analisi della debolezza dei democratici negli snodi fondamentali della storia italiana – ancora il tumulto dei Ciompi – suggerisce interessanti analogie con le osservazioni del Gramsci dei Quaderni sul movimento popolare e sulla formazione di una borghesia nazionale potenzialmente rivoluzionaria messi in moto dalla Riforma luterana e calvinista, mentre il Rinascimento, con i suoi splendori letterari e artistici si sarebbe confinato in un ambito aristocratico e intellettuale. Va in questo senso la valorizzazione della tragica vicenda di Savonarola. Sullo sfondo del libro la dolorosa esperienza delle contraddizioni sociali del 1848 che Quinet aveva vissuto personalmente come colonnello della guardia nazionale partecipando alla repressione dell’insurrezione operaia del giugno e l’appassionata valorizzazione della Repubblica romana in cui si intravvede il nucleo di una potenziale nazione italiana, attraverso l’eroica prova delle armi e del rinnovamento religioso e morale.