Roma, 1630. È, col Baldacchino del Bernini in costruzione, la data di nascita dell'arte barocca. Ma è anche l'anno nel quale Poussin, non accettando le committenze delle grandi famiglie della Chiesa, decide di lavorare per sé, inaugurando così l'arte moderna col suo bisogno di non avere altro vincolo oltre le proprie esigenze. È allora che si esaurisce il caravaggismo, con Valentin; che Velàzquez di passaggio a Roma, dipinge delle vedute di un giardino che avrebbero attratto Corot. Di là a poco Pietro da Cortona realizzerà il poderoso affresco della volta di Palazzo Barberini; Claude Lorrain, intanto, immagina i suoi porti al tramonto, e nel disegno di una finestra Borromini lascia presagire un'architettura non meno notturna, onirica, della musica di Mozart... Dopo Galileo l'avvenire precipita. Ma intorno al 1630, nella città di Urbano VIII, esso ha trovato un primo grande momento di discrimine e di sintesi. Rome, 1630 è apparso per la prima volta nel 1970. Esce ora in edizione italiana con le note accresciute, con la bibliografia aggiornata e con l'aggiunta di due recenti saggi: Uno dei secoli del culto delle immagini, e Un dibattito del 1630: la "Peste di Azoth" e il "Ratto delle Sabine".