Con il Dottor Volgare nel 1673 (di cui oggi si pubblica il libro proemiale), e con la Difesa della lingua italiana nel 1675, l’autore sceglie di rivolgersi anche agli operatori giuridici di livello intermedio, ai pubblici funzionari, ai tecnici dell’amministrazione. Il futuro cardinale rivendicava all’italiano una piena maturità espressiva e lo statuto di lingua colta deputata anche alla divulgazione scientifica. De Luca appare consapevole che il concetto stesso di divulgazione, nell’ambito dell’universo giuridico, è da sempre un modo per cambiare silenziosamente le regole del gioco: divulgare significava spezzare il circolo degli arcana iuris su cui l’intera società di antico regime appare fondarsi. Egli additava infatti una categoria di lettori privilegiati: l’opera si rivolge «particolarmente a Principi, e Signori e alli Magistrati grandi, li quali esercitano la giurisdizione più in dominio che in esercizio, e che amministrano la giustizia con qualche mistura del politico». Nell’ultimo ventennio del XVII secolo, De Luca si muove nell’orbita di quella cultura europea del ‘disciplinamento’, che aveva tratto linfa vitale dai galatei del Rinascimento italiano e si era ormai trasformata nella tecnica organizzativa delle grandi burocrazie statuali. Non una questione giuridica, dunque, ma la consapevole esigenza di una precettistica che permea tutti gli apparati e le forme di manifestazione della vita pubblica.