Senza la traduzione latina del Corpus Hermeticum greco compiuta da Marsilio Ficino nel 1463 non sarebbero esistiti né una corrente di pensiero fra le più fertili dell’età moderna quale l’ermetismo filosofico, né il mito del Trismegisto filosofo, sacerdote e re, primo anello della catena dei prisci theologi e fondatore di una docta religio che anticipava la teologia e i misteri del Cristianesimo: chi ha letto i testi attribuiti al Trismegisto dalla fine del Quattrocento a tutto il Settecento, in Europa e non solo, lo ha fatto quasi sempre servendosi della versione ficiniana. Rileggerla oggi, in un’edizione critica che dà conto della natura e della fortuna (ma anche delle filologiche disavventure) del testo nei manoscritti e nelle antiche edizioni a stampa, significa contemplare l’origine di quel nesso tra teologia e scienza, fisica e metafisica, teoresi ed empirismo che fu peculiare dell’ermetismo moderno.