La vita di Giannone si concluse a Torino nel 1748 presso il carcere della Cittadella, dove fu detenuto nell’ultima fase della prigionia. I dodici anni complessivi di reclusione coronarono, per così dire, un’esistenza non facile, segnata dall’esilio e dalle conseguenze di un’incessante persecuzione ecclesiastica. Grazie a tali esperienze, tuttavia, Giannone divenne un intellettuale di statura europea, distinguendosi per un cosmopolitismo e una modernità di pensiero che mancarono ad altri grandi italiani del tempo. All’impegno di Stanislao Mancini si deve la prima edizione, parziale e molto discussa, dell’Istoria del pontificato di Gregorio Magno, opera della quale, a differenza di altri scritti del carcere, non si aveva sino ad allora notizia. Sino ad allora, come per la maggior parte delle opere del carcere, la sua esistenza era nota soltanto a ministri sabaudi, pochi funzionari e archivisti regi, e agli eruditi della Deputazione subalpina di storia patria, che invano avevano cercato di riportare alla luce gli scritti di Giannone. Concepita presumibilmente come parte II dell’Apologia de’ teologi scolastici, l’Istoria del pontificato di Gregorio Magno documentava, sulla scorta delle grandi sintesi storiche dell’Istoria civile del Regno di Napoli e del Triregno, le trasformazioni della gerarchia ecclesiastica al tempo di Gregorio Magno e il consolidamento del primato della sede apostolica. Parallelamente ricostruiva gli sviluppi dei rapporti tra Chiesa e poteri secolari, soprattutto in Occidente, e denunciava i privilegi concessi dai principi al clero come origine della trasformazione del potere ecclesiastico, che cominciava a sostanziarsi di contenuti temporali. Nell’analiticità della ricostruzione dell’Istoria tornavano così temi centrali del Triregno, e in particolare del regno papale.