Ricordare e celebrare la figura e l’opera di Ippolito Nievo – inabissatosi, non ancora trentenne, nelle acque del Tirreno nella notte tra il 4 e il 5 marzo 1861 – significa cogliere il segno di un destino che intreccia indissolubilmente la passione di un uomo e la sorte di una nazione. Un segno che merita di essere più puntualmente riconosciuto e più spregiudicatamente interpretato, perché fu fin da subito palese che tra lo Stato nascente e la nazione immaginata da Nievo si apriva un confronto e un contenzioso, che certo simbolicamente ebbe inizio con la firma della pace di Villafranca, ma poi si allargò a molti altri temi decisivi e, per altro verso, singolarmente attuali. Questo volume disegna un ritratto di Ippolito Nievo, ripercorrendone la vicenda storica ed etica, incentrata sulle passioni e improntata a solidi principi – «rassegnarsi nella sconfitta per lottare più forti e generosi al giorno della riscossa» e intanto «scrivere come bestie» e amare, perché «il destino di un uomo sta spesso nelle mani di quella ch’egli ama!» –, e getta nuova luce sul senso profondo del capolavoro nieviano, Le Confessioni d’un Italiano, il romanzo del risorgimento dell’Italia scritto prima che esso sia avvenuto, un’opera progettuale, nella quale, certo, le parole non sono ancora un fatto, «ma fatti sono gli effetti che se ne ottengono»: «Dove tuona un fatto, siatene certi, ha lampeggiato un’idea».