Questa ricerca non è una introduzione a Warburg. È un tentativo più modesto, ma allo stesso tempo più ambizioso, giacché si propone di indagare quella che Warburg ha definito più volte come «la lotta per lo stile», come il processo che ha condotto alla formulazione di una «nuova storia dell’arte scientifico-culturale». Warburg ha sempre ancorato la sua indagine visiva e storico-culturale a un presupposto psichico e biologico, al rapporto tra linguaggio ed espressione, tra segno, simbolo e pathos. Ciò spiega perché la selezione e l’aggregazione del materiale psichico del passato fosse posto sempre da Warburg in relazione al linguaggio delle arti figurative. Pensato in tale prospettiva, questo lavoro ha privilegiato testi inediti e meno noti, anche se l’intenzione è sempre stata quella di riannodare la ricerca warburghiana in un insieme organico e non episodico, soprattutto di disancorarla dall’idea che l’autore si sia occupato eminentemente di storiografia artistica e di iconologia. A tutt’oggi questa indagine si presenta come il tentativo più organico di ripercorrere l’evoluzione intellettuale di Warburg. Muovendo dai primi seminari sulla archeologia, su Darwin, fino agli appunti sulla psicologia dell’espressione e ai seminari sulla astrologia e su Rembrandt, questa ricerca giunge infine ad analizzare in modo autoptico l’emblematico pannello di Mnemosyne dedicato al pathos del vincitore. Qui Warburg ha inteso condensare, attraverso un percorso visivo pregnante scandito da una logica associativa, la questione della lotta e delle trasformazioni dello stile artistico.