Sono qui raccolte le quasi 80 lettere rimasteci che a Petrarca vennero via via indirizzate sia dai suoi amici più cari, sia dai suoi ammiratori, sia da importanti personaggi della vita pubblica trecentesca come l’imperatore Carlo IV o il doge di Venezia Andrea Dandolo. Alcune di queste epistole sono state di recente edite in edizione critica; altre sono state da noi rivedute sui maggiori manoscritti; altre infine, come l’importantissima e vastissima lettera del medico Giovanni Dondi, sono state espressamente curate per noi, criticamente, da Laura Casarsa. La raccolta, pertanto, costituisce un notevole punto di riferimento degli studi petrarcheschi. Essa è stata suddivisa in tre sezioni, ciascuna delle quali si avvale di un’ampia nota introduttiva corredata di tutte le necessarie informazioni utili per il preciso intendimento delle diverse epistole. La prima di tali sezioni è dedicata agli amici fiorentini o toscani di Petrarca: le ben trenta epistole di Francesco Nelli e quelle, ben più esigue di numero, di Boccaccio e di Coluccio Salutati. Quelle di Nelli, che abbiamo ripreso dal noto testo di Cochin, ci mostrano in che consista la vera amicizia, quasi in senso ciceroniano, e non per nulla il poeta rimeritò il pur modesto priore della chiesa dei Santi Apostoli di Firenze col dedicargli le Senili; quanto a quelle notissime di Boccaccio e, un po’ meno, di Salutati, respiriamo in esse un ben diverso vigore di sentimenti e di pensiero. La seconda sezione riguarda gli amici non toscani del poeta di Laura e, in essa, per motivi diversi, colpiscono le lettere di Guglielmo da Pastrengo e quelle di Giovanni Dondi: le prime perché ci mostrano un giovanissimo Petrarca a colloquio con un esponente già noto della nuova cultura umanistica e giuridica; le seconde perché, mettendo a confronto l’ormai anziano Petrarca con un maestro della scienza medica e astronomica, pongono insieme, a confronto e a dibattito, due forme del sapere: quella umanisticomorale e quella scientifico-materialistica del tempo. La terza e ultima sezione infine è dedicata ai rapporti di Petrarca e i grandi politici del Trecento: il doge di Venezia Andrea Dandolo ad esempio, o, addirittura, l’imperatore Carlo IV e il suo cancelliere boemo Jan ze Středa, ammiratore entusiasta (come del resto tutta la corte di Praga) della nuova cultura umanistica inaugurata dal Nostro. Siamo qui davvero in presenza di un «Petrarca europeo». Non a caso, del resto, tutta l’intellighentia imperiale non fece che chiedere con insistenza l’invio di tutta l’opera petrarchesca, dal Canzoniere a quella vastissima opera latina – I rimedi contro l’una e l’altra sorte – che avrà un successo eccezionale e della quale le nostre edizioni stanno per fare uscire il primo poderoso volume (prima traduzione moderna dopo, quella, quattrocentesca, di Giovanni da San Miniato).