Stile piemontese è un insieme di atmosfere dalle quali affiora il rimpianto per un mondo perduto. Giovanni Ansaldo, conservatore romantico, con l’attenzione e l’ammirazione per la vita privata e il corso politico di «due presidenti», di due «personaggi», tali Giovanni Giolitti e Luigi Einaudi, in epoche diverse emblematici della ‘Provincia Granda’, fa intravedere in trama un contesto umano e sociale, il gioco delle idee e dei comportamenti di un appartato e discreto lembo d’Italia. Attraverso Giolitti e Einaudi, Ansaldo rende omaggio alla più subalpina fra le province subalpine. Un territorio del Paese dove, nel costituirsi lo spirito di un popolo che ambiva a diventare nazione, vissero uomini con il sogno di contribuire a instaurare uno Stato liberale coniugato all’amor proprio regionale. Con il convinto orgoglio di partecipare al grande disegno con l’apporto di cose concrete. Presaghi tuttavia della possibile decadenza degli ideali: distaccato rigore dei ‘galantomm’ e prudente ottimismo che connatura il carattere di una terra e dei suoi abitanti.