Ogni posa ha il suo corredo di orpelli e ornamenti. Quella giovanile assunta da Alexandre Kojève, geniale interprete della filosofia del Novecento, ha la forma del diario. Frugale in apparenza, eppure ambizioso nella sostanza: «Quanto vi troverete scritto ha poco a che spartire con la realtà quotidiana e l’epoca, e quasi nulla con la mia vita – per questo l’ho chiamato Diario del filosofo». Qui pubblicato per la prima volta in anteprima internazionale, il Diario raccoglie appunti e annotazioni del giovane Kojève a partire dal 1917 sino al 1923. Pensieri, progetti di scritti futuri, riflessioni a venire, ma anche momenti di vita vissuta, consegnati a quattro taccuini manoscritti, redatti in russo, poi ritrovati fra le carte del filosofo e rimasti finora inediti. Una «decorosa opera d’artigianato», come lo stesso Kojève definì queste pagine chiacchierando con lo zio Vasilij Kandinskij. E di fatto si presentano proprio come un lavoro artigianale, conservato con cura: per noi uno strumento prezioso che ci permette di scoprire qualcosa di più sull’artigiano che l’ha composto. Possiamo attingervi alcuni dati biografici del filosofo, nonché i presupposti della sua riflessione futura. Ma, soprattutto, queste pagine ci aprono la porta dell’officina giovanile di Kojève, un mirabolante laboratorio di idee che qui, insieme ai suoi strumenti, scorgiamo con grande e curiosa chiarezza.