Kojève mon ami è un omaggio alla saggezza dello stravagante filosofo francese che segnò una generazione di intellettuali. Le voci sono quelle degli amici di Kojève: individui per nulla banali, personaggi curiosi che hanno attraversato il Novecento, straordinari protagonisti ognuno nel proprio campo – dalla politica alla filosofia, dall’alta diplomazia alla storia. Eugène Rubin, Léon Poliakov, Allan Bloom, Edmond Ortigues, Raymond Barre, Robert Marjolin, Bernard Clappier, Olivier Wormser, Rodney Grey, Pierre Hassner, Raymond Aron: ecco i testimoni chiamati a raccontare il loro amico Alexandre Kojève, qui sorprendentemente rivelato nei suoi aspetti più sconosciuti e che hanno dato vita, negli anni, a voci vagamente scandalistiche. Del resto il fine di queste pagine è evidente sin dal titolo, citazione dovuta al più kojèviano degli amici, Raymond Queneau, ovvero presentare il filosofo così come fa il personaggio di Pierrot mon ami. Perlomeno stando all’interpretazione che ne ha dato lo stesso Kojève: «Il saggio Pierrot non rivela forse ai ‘filosofi’ (che devono pur pagare un pedaggio superiore a quello che si esige dai profani, i quali prendono parte all’attrazione senza poter godere dello spettacolo che offrono) cose misteriose ma affascinanti, che essi non saprebbero né intravedere né contemplare senza il suo intervento (in questo caso: le cosce di ragazze solitamente nascoste sotto gonne e sottovesti)?».