In contrasto con molti amici che cercano una sorgente di rinnovamento umanista in Montaigne, Goethe o... Marsilio Ficino, io ho cercato di spiegare che [...] un’eredità ben più ricca e seria è quella che il cristianesimo ci ha lasciata (Ignazio Silone, 1937).

È assolutamente impossibile organizzare un’Europa partendo dai bisogni vitali di ciascun popolo, determinati dal governo e dai ceti dominanti. Da solo, questo criterio non può portare che alla guerra permanente e senza quartiere, perché si combatterà prima per ottenere, poi per difendere l’ottenuto e così via. Ma lo stesso deve dirsi della dottrina marxista dello “sviluppo dei bisogni”; ciò che essa contiene di progressivo è minacciato dalla mancanza di un limite e, ciò che gli equivale, di un criterio superiore. L’umanità è minacciata almeno tanto da ciò che in essa è oppresso e limitato quanto da ciò che vi è d’illimitato: secondo le epoche storiche, l’un pericolo è più grave dell’altro. Oggi l’umanità è minacciata soprattutto dall’illimitato, perciò il socialismo (che è dottrina soprattutto di liberazione, di svincolamento) non basta più a render possibile il progresso, né a garantirlo: l’esigenza storica attuale è data dalla formula: socialismo + cristianesimo. Io non predico con ciò né un nuovo socialismo né una nuova religione: io constato l’interdipendenza, la confluenza di due grandi correnti storiche (Angelo Tasca, 1939).