Che cosa sappiamo davvero «di questo mondo»? Le «voci transitorie» che lo attraversano – inclusa la nostra – sono attendibili, in proposito? Quali notizie ci portano? La vicinanza delle cose è un inganno: «la loro nuca celibe ha la distanza di un astro fisso / nel cielo del lunotto», si legge in uno dei bellissimi testi dedicati a una giovane coppia a un passo dal matrimonio. «La distanza di un astro fisso»: come a dire, le cose stanno ma restano lontane. Il paesaggio, naturale o urbano, ne è la prova più precisa: la poesia di Daniela Attanasio lo investiga di continuo, talvolta lo assale a furia di aggettivi (vorrebbe trattenerlo in una similitudine), ma fa anche sentire fino in fondo la nostra disappartenenza. Abitiamo le isole, le città, ma il fatto stesso di contemplarle ci rammenta la nostra posizione di estranei, di esseri «integri e guasti», guasti perché transitori. Dove finisce il me stesso che abitava questo luogo, un giorno, un mese, un anno fa?
Paolo Di Paolo