Da alcuni anni si assiste in Francia, e anche fuori di Francia, a un ritorno a Sainte-Beuve: al poeta, allo storico di Port-Royal, e al critico-causeur. Al tempo stesso e nella stessa direzione, il Contro-Sainte-Beuve di Proust, che sembrava aver avuto ragione una volta per tutte delle insufficienze beuviane, viene rimesso in discussione. La ‘conversazione’ e i ‘salotti’ di cui Proust condanna ogni accostamento alla letteratura diventano i migliori argomenti per una rivalutazione del «metodo Sainte-Beuve». In pieno Ottocento industriale e utilitario Sainte-Beuve si è volto di preferenza verso quella palestra dell'esprit e del gusto che furono i salotti mondani e letterari del XVII e XVIII secolo. Questi angoli dimenticati egli li farà conoscere assieme a «quelle glorie più dolci» che, in veste di salonnières, furono le protagoniste del rinnovamento della Francia letteraria: le Sévigné, le La Fayette, le du Deffand, le d’Épinay. Di questa conversazione mondana Sainte-Beuve si farà eco nelle sue Causeries che si configurano, perciò, come un vero e proprio salotto, un luogo amabile di scambio e di conversazione, in cui a giorni fissi, il lunedì di ogni settimana, il critico-causeur intrattiene i suoi lettori ed entra in un ideale colloquio con le figure predilette del passato. Ma non bisogna lasciarsi ingannare dal tono leggero e avvolgente di questi articoli. Essi non nascono da riflessioni improvvisate, scaturite come per caso dalla penna dell’autore, ma sono il frutto di un lavoro certosino condotto nelle biblioteche e negli archivi alla ricerca delle fonti e spesso del documento inedito. Grazie a questa instancabile attività di lettore e interrogatore d’anime, Sainte-Beuve è, come dice George Steiner, il solo critico rimasto per noi uno scrittore d’attualità.