Consapevoli o inconsapevoli, come non riconoscersi «lettori di Montale»? È l’estrema lezione di Rosanna Bettarini, scomparsa nel dicembre 2012, filologa di grande spessore curatrice, negli anni ’80, insieme a Gianfranco Contini, dell’edizione critica delle poesie di Eugenio Montale. Un virgilio novecentesco, il poeta, che ha via via nominato la condizione umana, tra «male di vivere» e «storta sillaba». Ritraendola e autoritraendosi, talvolta disfacendo l’abito dell’inettitudine. Per esempio scolpendo, nella «Primavera hitleriana», la sentenza che travalica quella stagione: «e più nessuno è incolpevole».