Questo libro, come si sarà dedotto, nasce da un vecchio lavoro, anzi da un paio di libri apparsi molti anni or sono, uno nel 1981 e l'altro nel 1988: un'antologia dedicata ai principali esponenti del pensiero nazionalista italiano (I nazionalisti, 1981), e, a distanza di tempo, un libro più esile nato da un corso universitario (Le dottrine politiche del nazionalfascismo, 1988). Trattandosi di due titoli esauriti da anni, uno dei quali, per giunta, uscito presso un'editrice fantasmatica, e avendo continuato a lavorare sui temi inerenti a nazionalismo e fascismo, ho ritenuto utile riprendere in mano quei volumi: una utilità che nasce dalla convinzione che il nazionalismo sia la più forte ideologia politica del Ventesimo Secolo, i cui risultati esecrandi si allungano, cupamente, sul Ventunesimo: più che mai oggi assistiamo ai guasti e agli ulteriori rischi di quel processo di creazione delle nazioni, di cui è responsabile il nazionalismo, con il corredo di vera invenzione di tradizioni, di nobilitazioni di dialetti a "lingue" nazionali, di creazione di confini. E dove sono confini sono conflitti. Quanto al fascismo, punto d'arrivo storico del nazionalismo italiano, contrariamente a una opinione diffusa, personalmente non credo affatto che esso, benché storicamente "morto", non sia più un pericolo. Il fascismo italiano, fondato da Benito Mussolini, fusosi con il nazionalismo, di cui prese la sostanza dell'ideologia politica, ha ancora i suoi ammiratori; ma destano preoccupazioni infinitamente più gravi altre forme, non sempre soft, che semplificando possiamo definire di fascismo (Angelo D'Orsi)