Joris-Karl Huysmans non è solo l’autore di À rebours, manifesto del Decadentismo, e di Sac au dos, uno dei testi-chiave del Naturalismo. A più di un secolo dalla morte la sua fama, a dispetto di certe previsioni affrettate, non solo non diminuisce ma addirittura cresce, e mentre le sue opere più conosciute continuano ad essere ristampate, le altre vengono via via tradotte e proposte al grande pubblico. Qui, per la prima volta in italiano, si presenta il suo libro d’esordio, Le drageoir aux épices (corredato di alcuni testi soppressi nell’edizione definitiva). L’opera esce nell’autunno del 1874, quando Huysmans ha ventisei anni, e ottiene da subito l’attenzione dei critici. L’autore debutta cimentandosi col poema in prosa, alla maniera di Aloysius Bertrand e di Baudelaire. Come egli stesso scriverà parlando di quell’esperienza (che ripeterà nei Croquis parisiens), Huysmans ha in qualche modo rinnovato tale forma letteraria, «facendo uso di artifici curiosi: versi liberi come refrain, composizioni precedute e seguite da frasi ritmiche, ripetitive, bizzarre, a volte con ritornelli o envoi come nelle ballate di Villon e di Deschamps». Ma in queste pagine è già tutto presente lo scrittore che conosciamo, un pittore della lingua dalla tavolozza straordinariamente ampia e vivace.