A cinquant’anni dalla morte, Beppe Fenoglio scrittore ci viene oggi incontro già con un tratto monumentale, con quella quasi astorica lontananza che ce lo pone tra i classici, uno dei massimi, del Novecento. Di quella sua «lingua mentale», ribollente e sobria insieme, ha dato prova eccelsa nell’incompiuta epopea Il partigiano Johnny, in pagine lavorate, scabre e corpose, tese all’alta gravità di un inarrivabile sublime, capace di trascendere la cronaca di una guerra per volgersi alle cose ultime, agli interrogativi del destino, la morte, la violenza, il bene e il male, la libertà, la pace.