Riccardo Gualino scrisse Frammenti di vita nel 1931 mentre scontava la condanna a due anni di confino a Lipari «per aver prodotto grave nocumento all'economia nazionale». Era partito a diciassette anni da Biella senza mestiere e senza un soldo per ritrovarsi dopo pochi anni a dare lavoro a 80.000 operai nelle sue varie imprese dalla Russia all'Africa all'America: legnami e cementi, cantieri navali e costruzioni immobiliari, seta artificiale, automobile, cioccolato, banche, giornali, industria cinematografica, la sua casa punto di riferimento per la vita culturale italiana con aperture internazionali Al confino, ora, affida febbrilmente alla pagina scritta la storia dei suoi successi e dei suoi crolli, dalle 50 lire del primo stipendio al miliardo circa di bilancio personale di un paio di decenni dopo, ma anche la casa della sua infanzia, i genitori, i fratelli, i professori, e poi la moglie, i figli, gli amici, senza trascurare gli adorati cagnolini maltesi, e la raccolta delle opere d'arte sotto la guida di Lionello Venturi. L'arresto, il carcere, la condanna, ed eccolo «io, malato cronico di febbre lavorativa, sbarcato nell'isola dell'ozio». L'introduzione di Angelo D'Orsi inquadra con precisione la storia di un autentico «avventurerò della vita», protagonista della vita culturale torinese tra le due guerre e, come rappresentante delle utopie imprenditoriali del Novecento italiano.