La poesia di Dante Marianacci, nel corso degli anni, si è andata confrontando con una linea di ricerca tematica e linguistica che si è sempre posta come riflessione attorno ai nodi cruciali dell’espressione letteraria del novecentismo, alle cui pratiche e teorie lo scrittore abruzzese guarda costantemente attraverso un rapporto privilegiato con le culture straniere. È un dato che va tenuto presente nella riflessione sulla scrittura di Marianacci, sulle modalità espressive e narrative che caratterizzano una poesia che via via si è andata rivelando sempre più organizzata, sempre più coesa attorno a temi che attingono sì, alla biografia sentimentale e intellettuale dell’autore, ma sono insieme il portato di vicende epocali, di eventi da cogliere sul versante della storia delle società europee, nel passaggio tra i due secoli. Nomade della cultura internazionale, Marianacci mostra di vivere nell’esistenza quotidiana (nella professione appassionata di organizzatore culturale) la dialettica costante tra voci dell’arte, della letteratura, del pensiero italiano e voci di vicende internazionali vissute come appartenenti allo stesso mondo, non certo straniere, non estranee, ma colte sul filo privilegiato di un comune orizzonte intellettuale.
Dalla Postfazione di Giorgio Patrizi