La «filosofia esistenziale» di Fondane – che si distingue nettamente dall’Esistenzialismo, dall’ideologia dell’esistenza, sua estrema specializzazione e degradazione – riporta all’attualità quella domanda che F. Schiller (come tanti altri, prima e dopo di lui, hanno presagito o espresso) avrebbe posto a noi all’alba del XIX secolo, nel suo Sulla poesia ingenua e sentimentale: qual è il modo d’essere dell’artista ingenuo nel mondo moderno sentimentale, filosofico? Fondane andava però oltre il ‘poeta’ e l’ ‘artista’, il fatto semplicemente artistico, per abbracciare l’intera natura umana. E se Šestov, ‘maestro’ di Fondane, portava avanti la lotta contro le evidenze con l’arma della Fede, quest’ultimo cercava un’esperienza anteriore alla conoscenza: nei primitivi e nel mito, nella «carica di verità delle ‘prime’ mitologie», alla luce della problematica estetica. Autentico sub specie aestheticae, egli ritrovava la giustificazione dell’essere del mondo e della vita umana come fenomeno estetico e piacere creativo ‘immoralista’, e non come specifica attività artistica (il sub specie aestheticae dell’estetologo o del critico, come anche dello spettatore-lettore).