Pubblicata originalmente nel 1908, La filosofia della fedeltà si colloca tra le opere della piena maturità di Josiah Royce. Essa rappresenta l’espressione più sistematica della sua riflessione morale e, come ha osservato Gabriel Marcel, «il contributo più duraturo della sua filosofia all’avanzamento dell’etica in una direzione concreta che è in profonda sintonia con le esigenze del pensiero contemporaneo». I temi più caratteristici del pensiero royceano confluiscono in questa sintesi organica e coerente che ha il suo perno nell’idea di fedeltà (loyalty) come «il cuore di ogni virtù e il più fondamentale dei doveri, nucleo della vita morale e razionale dell’essere umano». L’opera, tradotta per la prima volta in italiano da Giuseppe Rensi nel 1911, viene ora riproposta in una nuova traduzione, corredata da un’ampia introduzione che la inquadra negli sviluppi storiografici più recenti, testimoni del rinnovato interesse per il pensiero di Royce non solo tra gli studiosi di oltreoceano.