Questa Vita di Petrarca, in forma notevolmente ridotta, apparve la prima volta da Laterza quasi trent’anni fa ed ebbe quindi successive edizioni nelle diverse collane dello stesso editore venendo altresì tradotta in Francia e in Brasile. Da quel 1986 gli studi di Dotti su Petrarca sono via via proseguiti con la traduzione e annotazione di tutto il suo immenso epistolario e di quanto ci rimane delle lettere che altri ebbero a indirizzare al poeta, con il minuto commento al Canzoniere, con la traduzione e annotazione del De remediis utriusque fortune e, soprattutto, con la traduzione e annotazione della grandiosa opera di Petrarca storico, ossia l’intero De viris e quel De gestis Cesaris che, pressoché sconosciuto, rappresenta indubitabilmente l’inizio della moderna storiografia. Era pertanto naturale che tanta messe di nuove conoscenze, oltre ai tanti lavori critici che da più parti erano apparsi nel frattempo (in particolare in occasione del settimo centenario della nascita del poeta, il 2004), venisse convogliata nella ristesura di questa biografia che, fondandosi sugli infiniti dati fornitoci dallo stesso Petrarca (e vedi in proposito l’indice analitico delle sue opere) oltre che sulla loro discussione critica, ripercorre la vita di un uomo che seppe imporsi come il fondatore di una nuova cultura - quella umanistica - non soltanto in Italia ma in tutta Europa. Petrarca europeo potrebbe infatti suonare il sottotitolo di questa “vita” che vide la progressiva affermazione, nell’arco del secolo decimoquarto, di un nuovo sapere che, pur non rinnegando la nuova fede cristiana, mirò sostanzialmente a rivalutare nella sua pienezza la grande esperienza della cultura classica pagana e a fare, dei tempi di Orazio, Virgilio ed Augusto, quasi il momento migliore della complessa e contraddittoria storia dell’umanità. Quasi a continuo contatto con i “grandi” dell’età sua – pontefici e imperatori da Avignone a Praga e a Parigi – oltre che con le figure più eminenti dell’Europa del tempo – Giovanni Boccaccio in prima fila –, questa “vita” del poeta ci suona pertanto anche come un quadro quanto mai problematico dell’Europa del Trecento.