Il divino, il sublime non sono nelle altitudini, nei fastigi superbi, ma nel «sottosuolo». Là dove si direbbero esserci solo scarti, cianfrusaglie, oggetti inservibili, rotti, emergono invece i tesori della parola autentica, capace di spiegare il senso del vivere, il pane degli angeli, il valore delle infinite vite. Di assolutamente nuovo compare il trasfigurarsi degli uomini in parole: ciascuno è stato, nella nascita, pronunciato una volta per sempre dal Verbo divino. E, per similitudine, la parola umana, quella poetica – la più incisiva e durevole – viene a identificarsi con le infinite esistenze liete e appagate, diritte e un poco storpie che Nadia Scappini riconosce e custodisce con tenerezza.
Giorgio Bàrberi Squarotti