L’amore, il viaggio, il confine eletto a emblema identitario e metafora dell’ “altrove”: sono solo alcuni dei temi con i quali si è confrontata la poesia di Grytzko Mascioni nell’arco di un cinquantennio, dalle precoci prove adolescenziali in ambito lombardo-retico fino alla maturità nomade, spesa instancabilmente tra Svizzera, Grecia, Croazia e Francia. La lirica di Mascioni rappresenta la narrazione di un itinerario esistenziale, una sorta di mitologia privata che si esplica attraverso una concezione classica del fare poetico, animato da uno stato di grazia autenticamente mozartiano.

«La sua produzione lirica, fine e delicata, votata alla natura e alla bellezza, è ricca di una certa angoscia che non riesce a travolgere l’insieme».
Andrea Zanzotto

«…l’invincibile tendenza a scarabocchiare fogli volanti, il meccanico gesto del marinaio che appunta a ogni scalo la turbolenza del vento e la temperatura dell’acqua».
Grytzko Mascioni