Un trattatello, scritto l’anno successivo alla pubblicazione dell’Hilarotragoedia, apparso acquattato fra camicie e canottiere dopo la scomparsa del Manga. Questa volta però si tratta di un trattatello monotematico: la notte. Ipotesi sulla notte, ipotesi perfettamente giustificate e dopo poche pagine distrutte e capovolte. Ipotesi irreali, e forse per questo “vere”; ipotesi logiche e sostenibili, e quindi assolutamente “false”. La notte, da sempre uno dei grandi amori del Manga, la notte scura, la notte folle, la notte dei sogni, si trasforma, forse catarticamente, in una notte domestica e “risdora”. Una notte sulla quale il Manga ci invita a proporre ipotesi, ci guida, ci sfida, perché come già ebbe ad affermare: «Signore e signori, l’importante è proporre delle ipotesi. Nessuna attività è più nobile di questa, più degna dell’uomo». Come resistere a una simile sfida, soprattutto se lanciata da colui che amava talmente la notte da affermare: «Non rammento tempo in cui non fosse notte»?