Il libro racconta la vita di Gianni Ratto (Milano 1916-San Paolo del Brasile 2005), scenografo, regista, attore e scrittore. A Genova, città natale della madre, dove Ratto trascorse la sua adolescenza e fece le sue prime esperienze teatrali, decisivo fu l’incontro con Gordon Craig e l’architetto Mario Labò, che Ratto considerò suoi maestri. Alla fine della guerra, trasferitosi a Milano, con Giorgio Strehler e Paolo Grassi, fondò il Piccolo Teatro di Milano di cui fu scenografo e collaboratore per molti spettacoli a cominciare da L’albergo dei poveri di Maxim Gorkij che segnò l’avvio, il 14 maggio 1947, del primo Teatro Stabile Italiano. Assertore di una idea di scenografia che fosse “personaggio” attivo dello spettacolo, frutto di una unione di intenti col regista, Ratto fu anche collaboratore del Teatro alla Scala, del Maggio Musicale Fiorentino e di altre importanti istituzioni teatrali, lavorando al tempo stesso con primarie compagnie. Convinto che nella sua professione «tutto gli fosse utile» non disdegnò di occuparsi delle scene e dei costumi per alcune riviste musicali, tra cui, su tutte, Al Grand Hotel di Garinei e Giovannini con Wanda Osiris. Al culmine della carriera, ancor giovane e acclamato scenografo, nel 1954, abbandonò l’Italia per trasferirsi in Brasile «alla ricerca di una nuova erotica purezza teatrale». In Brasile, Gianni Ratto diresse teatri, fece l’attore, il regista, lo scenografo, l’insegnante, rinnovando la scena teatrale brasiliana.