DUE VOLUMI INDIVISIBILI

Le Relazioni universali sono un testo denso, complesso, scritto per accumulazione con l’obiettivo di mostrare ed esaltare lo stato del cattolicesimo nel mondo sul finire del Cinquecento. Ma la Parte prima è innanzitutto un viaggio, un viaggio virtuale fra i quattro continenti: l’Europa familiare eppure non priva di lande oscure; l’Asia antichissima e via più conosciuta grazie alle spedizioni dei gesuiti; l’Africa incognita e mitica del Prete Gianni; infine il Mondo nuovo, l’America, terra di scoperte e di tragiche contaminazioni. Il tessuto geografico così riccamente delineato – frutto di letture eterogenee, copiature clamorose (dalla raccolta di Giovan Battista Ramusio, per esempio, o da José de Acosta) e rielaborazioni concettuali però acute ed autonome – costituisce lo sfondo interattivo delle altre tre Parti dedicate rispettivamente ai sovrani del pianeta e alla loro grandezza, ai culti diffusi per l’orbe e all’introduzione del cristianesimo in partibus infidelium. Ne emerge un affresco totale (geografico, politico, antropologico, messianico, davvero universale) tale da aver subito proiettato il suo autore, già celeberrimo per la Ragion di Stato, nel novero dei massimi pensatori del suo tempo, nonché degli storici, dei geografi e persino, a detta di alcuni interpreti, dei primi demografi. Meraviglia, urgenza, novità, servizio al principe, ideologia e fama di Botero: questi i fili rossi dell’Introduzione che suggerisce per il testo tutto – ampliato, tradotto in varie lingue, edito a più riprese nel corso del Seicento – una rilettura attenta all’epoca di transizione in cui fu concepito, all’idea di civiltà che vi è sottesa e alla straordinaria capacità di analisi dei sistemi politici e delle confessioni religiose, talune delle quali, allora come oggi, confliggenti.