Oscuro Direttore della Biblioteca malatestiana, Renato Serra muore in una delle prime battaglie che il Regno d’Italia combatte dopo aver preso la decisione di entrare nella Grande guerra. Serra vi partecipò serenamente anche se senza grande passione nazionalistica. Scomparve così — quasi prima di aver avuto tempo di dare prove più compiute della sua sensibilità letteraria e della capacità di interpretare innovativamente e con felici intuizioni la letteratura internazionale — uno degli intellettuali più apprezzati (ma non troppo letti) della stagione pre-fascista italiana. Come Gobetti e come Gramsci – ma meno ideologizzato di loro – non esitò mai a combattere e contrastare retoriche e movimenti culturali, specie letterari, strumentalmente asserviti al potere del tempo. Studioso attento e scrittore raffinato e sensibilissimo alla scrittura, ancorché sfiduciato della possibilità di comunicare, vittima di una specie di understatement che lo paralizzava di fronte a impegni lavorativi più sistematici e ampi, nonostante gli inviti e le insistenze degli amici, resta principalmente l’autore stupefatto e stupefacente di quell’Esame di coscienza di un letterato che è un po’ l’autobiografia di un mondo che sta dissolvendosi, ma anche lo scrittore di lettere di grande umanità che provano quanto per lui l’amicizia fosse importante, come dimostra lo scambio epistolare con Giuseppe De Robertis, nell’andamento della sua crescente intensità. Oltre che di De Robertis, Serra fu amico e corrispondente di B. Croce come di Prezzolini, Papini, Ardengo Soffici, L. Ambrosini.