Per la cultura francese d’inizio Novecento, il nome di Hegel era poco più di un intruso, Moloch filosofico del più trito militarismo prussiano. Venne poi Alexandre Kojève e il suo seminario parigino per pochi, ma illustri (Queneau, Weil, Lacan…): l’immagine di Hegel cambiò completamente. Tra gli uditori c’era Georges Bataille, per il quale Hegel, in un originale intrico di sostanza teorica e aneddotica, diventò insieme un filo conduttore di riflessioni metafisiche, politiche ed economiche. E un incubo esistenziale ricorrente. Questa silloge raccoglie per la prima volta tutti i testi più importanti che dal 1929 al 1956 vedono svolgersi il personale corpo a corpo di Bataille con Hegel. Si tratta di articoli, lettere, stralci e frammenti della Somma ateologica, di recensioni di Hemingway o Edgar Morin, o di lunghi commenti alla lettera hegeliana. Si passa dallo stereotipo di un Hegel che annulla la soggettività all’indispensabile pensatore che ha svelato il carattere antropogenetico del sacrificio: quella di Bataille è una continua sfida lanciata al celebre testo della Fenomenologia dello spirito su servo e signore, le cui interpretazioni variano attraverso gli anni della catastrofe europea. Un vertiginoso laboratorio teorico e autobiografico, da cui periodicamente, per tre decenni, sortiscono “piccole ricapitolazioni comiche” del sistema hegeliano. Un capitolo indispensabile del pensiero del Novecento.