In uno dei momenti più cupi della sua storia – conclusa la tragica esperienza savonaroliana e prima del gonfalonierato a vita di Piero Soderini – Firenze si trovava improvvisamente a dover fronteggiare le forze che i Borgia, ossia papa Alessandro VI e il figlio Cesare, le avevano coalizzato contro: dai vendicativi esuli medicei alla pletora di signorotti dell’Italia centrale desiderosi di accrescere il loro potere a scapito della città del giglio. Intanto, la corona francese, tradizionale alleata dei fiorentini e sola forza in grado di rompere la morsa che andava stringendosi sulla città, sembrava cambiare orientamento o quantomeno voler vendere la propria protezione a prezzi insostenibili. In questo contesto due alti esponenti della classe dirigente cittadina – Francesco Soderini, vescovo di Volterra, futuro cardinale e fratello di Piero, e Luca d’Antonio degli Albizzi, animoso ottimate – svolgono la missione diplomatica di cui si pubblica qui la corrispondenza inedita. Da tale legazione risulterà, almeno per allora, la salvezza della città. Documento significativo per i rapporti tra Firenze e la corona francese ai primi del secolo, per la percezione precoce che uomini come l’Albizzi e il Soderini mostrano della crisi italiana, per le molte notizie che contiene sulla politica europea di quei mesi, il carteggio non lo è meno per gli studiosi di Niccolò Machiavelli. Non solo, in effetti, si intravede sempre sullo sfondo la figura del Segretario della seconda Cancelleria, che l’anno prima aveva preceduto in Francia i due ambasciatori per una missione esplorativa, ma l’ipotesi che sia stato proprio lui a dettare, sia pure saltuariamente, la corrispondenza dei Signori e dei Dieci, come sembrano evidenziare le più incisive missive inviate da Palazzo vecchio, apre nuovi orizzonti di ricerca.