Il 5 dicembre 1793, nella Cappella della Sorbona, la tomba di Richelieu viene aperta per ordine della Convenzione. Le ossa del Cardinale vengono profanate e disperse. È l’epilogo di un particolare momento storico in cui prevale l’odio profondo che le siècle des philosophes aveva coltivato contro il ‘rouge tyran’. Victor Hugo, Vigny, Alexandre Dumas, affidano alla storia della letteratura l’immagine di un uomo dall’orgoglio smisurato, ambizioso, crudele, assetato di potere. Poi, verso la fine del XIX secolo, in epoca di nazionalismi, l’immagine si ribalta: un’ammirazione fervente, e spesso cieca, rovescia quest’immagine, tanto che Richelieu viene onorato come padre della patria. Il Testamento politico ci consegna il pensiero di un uomo senza il pathos di questi contrapposti miti. Un’opera complessa, ricca di spunti suggestivi per chiunque si interessi dei grandi passaggi storici, un condensato di ragione, saggezza e realismo, dove pratica della politica e riflessione si intrecciano in una combinazione particolarissima; dove l’agire politico viene interpretato in una dimensione totalmente secolarizzata che tuttavia permane nel perimetro di un finalismo che permette di coniugare ragion di Stato e ragione divina in un armonico progetto.