Remigio Bertolino scava nel segreto della lettera. Non riproduzione di fedeltà antropologica, ma trasmutazione alchemica, un mondo capace di liberare tesori. Viene da qui la ‘grazia’ delle sue parole esatte, precise, concrete, in cui vibra la risonanza (mai la ridondanza) del ‘vento’ che le muove. Quanto prosastica questa musa? Non direi prosastica se non per derivazione, per ambientazione, per habitat. Luoghi remoti, addirittura eremitici. Montagna povera, fatica, solitudine e silenzi. Figure defilate e però fantasiose, fantasticanti, fantasmatiche, persino favolose, fiabesche. Ma di certo non prosastica nella scansione dei versi, sempre collocati di giustezza. Le creature di Bertolino sono creature di poesia, che contraddicono la fatica e la povertà della loro esistenza attraverso un linguaggio solo apparentemente ‘naturale’. E tuttavia è nelle loro confessioni commoventi, nelle ruggini delle loro voci ricreate che si rivela la poesia di una terra tanto desolata quanto ricca, ricca di una sua evidenza figurale: terra che si condensa in assoluto. Una sorta di fiaba senza fine, fatta di incanti e di orrori, fatta voci di morti e di vittime immolate, portatrici redente di un riscatto, che solo alla poesia s’appartiene.
g.t.