Il trattato rivela quella curiosità per la geografia, l’economia, i dati sociali che sembrano essere la cifra specifica di Botero che, nella sua permanenza a Roma, «centro cosmopolita, luogo di incontri, di intrighi, di vivaci scambi culturali, e un osservatorio politico senza eguali» aveva trovato la propria strada, come ha scritto Firpo, definendo il Delle cause della grandezza delle città, di volta in volta, come «aureo opuscolo», «piccolo capolavoro», e a dispetto della sua brevità capace di dimostrare una riflessione lucida e penetrante, la prova – potremmo dire – di quell’acutezza apprezzata dal Don Ferrante manzoniano. Sempre secondo Firpo «viene elaborata forse per la prima volta una teoria scientifica sulla dislocazione topografica e sull’incremento degli agglomerati urbani, che identifica precisi rapporti fra ambiente naturale, risorse economiche e sviluppo demografico». Un interesse quello per la geografia che troverà poi ampia esemplificazione nella redazione delle Relazioni universali, che scritte con il pretesto di dar conto dello stato della religione cattolica nei vari paesi, si trasformeranno in un lungo trattato di antropogeografia. Molte delle informazioni relative alle città e ai paesi che il Botero presenta in queste pagine saranno poi riprese in maniera puntuale e spesso letterale nei libri delle Relazioni universali, venute in luce per la prima volta nel 1591.