Paolo Baffi è stato una figura di spicco nella storia economica d’Italia e, allo stesso tempo, una delle tante vittime «eccellenti» della seconda metà del XX secolo. In questo volume sono raccolte le lettere più significative di Baffi con i suoi numerosi corrispondenti, il corpus principale delle quali proviene dall’Archivio Storico della Banca d’Italia. Per comprendere appieno la vastità degli orizzonti culturali di Baffi lo studio dei carteggi è un ottimo punto di osservazione. Come ha sottolineato Mario Draghi, «la figura di Paolo Baffi governatore può essere icasticamente rappresentata come quella di un traghettatore di idee, con tutta la fatica che questa espressione comporta. Il suo patrimonio culturale era liberale, conteneva più fermenti di modernità di quanti ve ne fossero nella cultura politica ed economica del momento. Ma le durezze di quel tempo ne imprigionarono l’azione». I documenti qui raccolti sono organizzati per argomenti, a cominciare da ambiente, demografia e immigrazione. I temi più classici di Baffi, tra cui la difesa del risparmio falcidiato dall’inflazione negli anni Settanta e la tutela dei più deboli e indifesi, si combinano con il welfare state e la corruzione endemica. Un liberale come Baffi non poteva che guardare con sospetto allo Stato imprenditore e al peso rilevante della spesa pubblica. Il suo europeismo appare una costante nei carteggi. Dopo aver contribuito con Luigi Einaudi e Donato Menichella alla ripresa economica del dopoguerra, Baffi sa perfettamente che l’Europa è un’ancora di salvezza per un paese afflitto da gravi problemi strutturali. L’attacco politico-giudiziario contro di lui, Mario Sarcinelli e la Banca d’Italia conclude il volume, corredato da numerose lettere che denotano con chiarezza il rigore e il senso delle istituzioni, ma anche lo sconforto di Paolo Baffi. Oltre alla sua probità, sobrietà e ampiezza di visione, dai carteggi emerge quanto Baffi abbia vissuto pienamente il proprio tempo, seguendo da vicino tutte le vicende italiane e internazionali. Valgono per lui le parole di Benedetto Croce: «Ogni vera storia è storia contemporanea».