«Il menabò di letteratura», uscito per Einaudi dal 1959 al 1967, è l’ultima impresa editoriale di Elio Vittorini. Prosegue e completa il lavoro di ricerca letteraria incominciato con «Il Politecnico» (1945-1947) e con la collana “I gettoni” (1951-1958), da cui eredita i tratti tipici del laboratorio vittoriniano, quali la scoperta di giovani scrittori, la commistione di linguaggi, il dialogo con la modernità, il confronto con le contemporanee esperienze straniere. A cinquant’anni dalla morte di Vittorini, i carteggi del «menabò» (in cui convergono i nomi di Italo Calvino, che condirige la rivista, di Raffaele Crovi, che è segretario di redazione, e, tra gli altri, di Stefano D’Arrigo, Franco Fortini, Francesco Leonetti, Lucio Mastronardi, Ottiero Ottieri, Elio Pagliarani, Pier Paolo Pasolini, Amelia Rosselli, Paolo Volponi) offrono uno spaccato delle linee, delle tendenze, delle opinioni che sorreggono i dieci fascicoli dedicati al racconto dell’Italia del dopoguerra, alla narrativa meridionalista, alle scritture ispirate dalla fabbrica, alle sperimentazioni stilistiche e linguistiche della neoavanguardia. Si afferma così definitivamente il progetto vittoriniano di una cultura quale indagine sulla società e sulle trasformazioni di un’Italia proiettata negli anni del benessere.