Uno psicoanalista di dubbia ortodossia si innamora di un’amica-paziente che a sua volta lo ama, ma con riserva. Il marito di questa si lega a una psichiatra svagata e silenziosa: non la ama, ma quando lei lo lascia, ne soffre improvvisamente sino a morirne. La manutenzione dell’amore è un romanzo di amori difficili, amori incompiuti, amori impossibili: a conferma che l’amore è sempre una scommessa persa, e tuttavia inevitabile per chi voglia sottrarsi a una vita fondata sulla disattenzione e sull’oblio. La passione amorosa – esibita, contraffatta, negata – è il fulcro intorno al quale ruotano personaggi e vicende. Di quella passione essi rappresentano il commento, la confutazione, o il tentativo di farne esperienza senza subirne la potenza eversiva. Un prete perso in un suo sogno di paternità e una giovane folle che si sente condannata alla perfezione sono le sole figure in grado di opporre all’assoluto dell’amore un altro assoluto, di segno diverso ma di eguale intensità. L’intero romanzo è attraversato dai sommovimenti dell’inconscio che, come un sotterraneo deposito di energia, produce sogni, fantasmagorie, incontri inquietanti e sublimi, che si mescolano con la vita quotidiana dei personaggi e la fanno più equivoca e misteriosa. Sullo sfondo, una Torino esplorata nei suoi angoli più complici o elusivi. Tra le strade e i vicoli di quella città il romanzo insegue, usando i registri più diversi – dolcezza e ironia, tristezza e disincanto, tragico e grottesco –, la verità dei sentimenti che sempre, nell’atto di mostrarsi, si sottrae alla presa. Rigoroso come un teorema e labile come una visione, La manutenzione dell’amore si mostra fedele all’aforisma di Novalis, secondo cui «nell’opera d’arte il caos deve rilucere dietro il velo dell’ordine».