Tutto accade ovunque per Italo Testa, tutto – la materia psichica, fisica e in senso ampio naturale – fluisce fino a costituire un campo elettrico, mentale e vegetale, un continuum in cui si dànno improvvise accensioni, intermittenze, possibilità. È, forse, il mondo che la fisica quantistica ci descrive e che solo da pochi anni abbiamo cominciato a vedere raccontato, ovunque? come nostro mondo. Un mondo che però, in lingua comune, non abbiamo la sensazione, la realtà? – di conoscere se non in traduzione. E la migliore traduzione – di ogni cosa? di ogni cosa nascosta, viene la tentazione di dire – è la poesia. Eppure questo libro non è solo una rete di riverberi sparsa sulla pagina. Tra i coaguli di chiarore che di tanto in tanto ci appaiono nell’umore acqueo degli occhi come piccoli flash, il libro di Testa non rinuncia alle arti della costruzione. Ci parla anzi in ogni momento di architetture segrete, di legami e collanti che contrastano il gioco della dissipazione con le armi della ripetizione, dell’ubiquità, come se sotto il pulsare dei raggi battesse un ritmo elementare, instancabile, fisico, di corpo che costruisce forme al suo intorno. Forme che si sfumano e si condensano, dalla figura incerta e siderale dell’icona Charlotte Gainsbourg ai corpi-zombie dei Camminatori che «come aghi orientati / misurano / magnetici le strade». Da inevitabile, parte del cosmo, la connessione entra così nella scelta della parola, persino nel suo disporsi sulla pagina, finché la forma del libro e la forma del mondo per il suo autore coincidono.
Laura Pugno