Già i titoli delle quattro sezioni di cui si compone questa nuova – fulgida, severa – raccolta di Roberto Rossi Precerutti (Ballate del lume oscuro; Dentro la luce; Preghiera al sole di giustizia; Domenica delle fiamme) ci avvicinano all’essenza fiammea, araldica, ossimorica del libro. Fedele a un’idea di poesia come ricerca dell’assoluto, arduo esercizio formale sull’esempio degli amati poeti trobadorici (da lui recentemente tradotti) e della grande esperienza della lirica simbolista francese (Rimbaud e Mallarmé sopra tutti), Rossi Precerutti campisce di ori, fuochi, bagliori gemmati, filamenti di luce pressoché ogni pagina del libro: così che dallo shakespeariano «doppiero / della morte» giungiamo, per approssimazioni, slanci, cadute, «spere // di memoria», in virtù di una lingua di austera energia figurativa e visionaria, allo «sfolgorio della fatalità» su cui si chiude, con l’immagine della Natività (una Natività, si può azzardare, alla Lorenzo Lotto), l’intera raccolta. Rossi Precerutti non teme di confrontarsi con la sostanza precaria, lacerata dell’anima moderna; non ritrae gli occhi, feriti, spesso sgomenti, dall’abisso di un suo «Ade domestico»; si muove anzi per «bastioni di cemento», «Lari d’atrii dispersi, abbandonati», inoltrandosi poco a poco nella pasta infera, cruenta delle città che abitiamo. Eppure, sa anche volgere gli occhi alle «Ronzanti / celle celesti», trasformare il dolore in preghiera, «la materia inerte del cuore» nelle forme salvifiche di una lunga storia poetica, di cui il sonetto – da sempre così congeniale alla sua ispirazione – gli appare come un vaso consacrato, una forma già in sé compiuta dello spirito.
G.P.