La guerra è il luogo della violenza e della potenza, della distruzione e della politica. Essa ha dato vita a un’infinità di opere d’arte, che hanno cercato di disvelarne il segreto: come sia possibile che alla dimensione più drammatica della vita umana si possa accostare la ricerca appassionata del bello. La pittura ha raffigurato la guerra discutendola in termini morali, ideologici o estetici, realizzando alcune delle opere più celebri di tutta la storia dell’arte (come lo è Guernica), ed è diventata uno dei più potenti mezzi di comunicazione e di dibattito di cui le società possano disporre. Da Piero della Francesca ai più recenti e provocatori sperimentalismi, guerra e pittura si mettono continuamente e reciprocamente in discussione. Nelle sue tre parti, questo libro affronta i problemi metodologici implicati nella determinazione di un genere pittorico; la storicità delle manifestazioni pittoriche nel corso dei secoli; la stupefacente corrispondenza tra arte e natura, tra premonizione e denuncia, tra verità e immaginazione, cui l’intreccio tra guerra e pittura dà vita. Che le guerre abbiano fatto nascere alcune delle più straordinarie manifestazioni pittoriche della storia è davvero un mistero — e anche una meraviglia.