Il concetto d’impostura (dal verbo latino imponere) racchiude l’idea d’imposizione di un peso o anche – secondo Erasmo – la sostituzione d’una merce buona con una adulterata. È comunque implicita la nozione di dolo, di mala fede, d’inganno volontario per trarne un vantaggio, per sé o per la propria parte, per la persona o l’idea della quale si è al servizio. Impostura era dunque quella di Alessandro di Abonutìco del quale Luciano ci racconta le imprese, quelle di un falso profeta, avido di denaro, pur simulando indifferenza. Alessandro, un personaggio realmente esistito, è un ciurmatore, un esoterico manipolatore dei sentimenti degl’ingenui, avendo egli compreso che «la vita degli uomini è tiranneggiata da due grandi cose, dalla speranza e dal timore, e che chi opportunamente può usare di una di queste, tosto diventa ricco». La traduzione italiana del testo è di Luigi Settembrini, che vi attese quand’era detenuto politico nel carcere borbonico dell’isola di Santo Stefano.