Il lavoro di Stefano Costanzi sul testo di Casa d'altri non si è limitato a una pertinenza in senso stretto filologica, ma è giunto a coinvolgere la dimensione storica e quella critica. L'evoluzione formale del capolavoro di Silvo D'Arzo viene seguita infatti fino dalla prima, ridotta versione a stampa uscita nel 1948 sulla rivista milanese «L'illustrazione italiana», per giungere alla redazione accolta dalla romana «Botteghe Oscure» nel febbraio 1952 (auspice Bassani, a commemorare il trigesimo della scomparsa dell'autore, morto nel gennaio appena trascorso), a quella in volume presso Sansoni del 1953 e spingersi infine a interrogare la scelta ibrida realizzata dal curatore Rodolfo Macchioni Jodi per Vallecchi nel 1960: scelta divenuta in breve la vera e propria vulgata di Casa d'altri. Il diagramma di questa diramatissima storia di correzioni e di elaborazioni condotte dall'autore su tre copie dattiloscritte in vista del progetto di romanzo onnicomprensivo e terminale intitolato Nostro Lunedì di Ignoto del XX secolo coincide con una vicenda compositiva davvero ricca di suspense, di lavoro e di passione. Ed è grazie a un simile romanzo delle varianti che il racconto, riconosciuto da D'Arzo – nella lettera di primo invio a Emilio Cecchi del 10 agosto 1947 – come «banale, volgare, influenzato da tutti gli scrittori del mondo», diviene alla fine una sorta di quintessenza dei principii di fondo dell'intera civiltà romana e cristiana posta dinanzi alla cruciale questione della possibilità o meno di rinascita dei suoi valori fondanti, dopo gli orrori del conflitto. Ecco allora intrecciarsi nella versione "filologica" di Casa d'altri che – grazie a Stefano Costanzi – ci apprestiamo a leggere ora e qui, la rappresentazione del tragico, del biblico-religioso, del morale, del mitico, realizzata in una scrittura essenziale e – in virtù di una prodigiosa griffe ritmico-prosodica, naturalmente conquistata dallo scrittore reggiano per via di ininterrotto perfezionamento tecnico – rivolta a tutti, nel nome di un'esperienza che scaturisce dal "basso" di un'umanità tanto più autentica quanto più sensibile e capace di criticare l'esistente, interrogandolo (Alberto Bertoni)