Nello scrivere la Vita Bembi (1550), Giovanni Della Casa tesse un elogio del suo maestro di stile e di vita. Qui per il lettore moderno è interessante soprattutto il concetto di stile, diverso da quello attuale, illustrato nel contesto della vocazione letteraria del Bembo, e con il suo modo di affrontare e risolvere i dilemmi che le vicende personali e la temperie culturale e politica gli ponevano. Spinto dal padre ad abbracciare la carriera politica, Pietro perseguì la gloria delle lettere, sobbarcandosi tuttavia l’onere d’incarichi che l’avrebbero distratto dalla letteratura, almeno in parte. Fu insieme chierico e laico, rinunciò al matrimonio, ma non all’amore; riconobbe pari dignità al latino e al volgare toscano, proponendo un canone selettivo per entrambe le lingue che attingesse alle fonti più alte, anche attraverso un assiduo esercizio di imitazione. Di fatto tracciò una via originale, alla quale si atterranno, dopo di lui, schiere di letterati. Fu scrittore eccellente in italiano e in latino, in versi come in prosa.