Al di là di evocare degli otto libri che formano le tante e tante pagine del capolavoro sarpiano, opera maggiore del consultore veneziano, i temi di fondo che l’hanno ispirata e che ebbero a renderla così invisa alla Chiesa Cattolica, occorre soprattutto sottolinearne il principale, che viene enunciato nel quinto capitolo del primo libro, laddove si richiamano le parole con le quali Lutero, in privato colloquio con Pietro Paolo Vergerio, indica il sostanziale “difetto” della Chiesa di Roma. Il suo irrimediabile vulnus è nell’aver sempre voluto stabilire il proprio governo sulla base di ragioni e interessi umani, quasi essa Chiesa, anziché essere ed agire come un organismo fondato su valori religiosi e spirituali fosse, non diversamente dalla Francia di un Francesco I o dall’Impero di un Carlo V, uno stato meramente ed esclusivamente temporale. Un difetto così in essa radicato da esserne consustanziale e tale pertanto da generare non un benefico scontro tra due opposte visioni del mondo, quella terrena e quella ultraterrena, ma uno scontro, semmai, per la difesa o per l’ulteriore conquista di posizioni di preminenza puramente temporali costituite dall’insieme delle rendite e delle terre ecclesiastiche. Molto giustamente è stato fatto osservare da Vivanti che, più che la lista degli errori, commessi da Sarpi, lista redatta dai grandi storici cattolici dal Pallavicino allo Jedin, ciò che risulta interessante sono la scelta e l’uso che lo storico veneziano ha saputo fare delle sue fonti. Di esse il Nostro parla sin dalle prime righe dell’opera sua, là dove dice d’aver letto con somma diligenza tutto ciò che in proposito apparve in istampa o divulgato a penna in scritti e memorie; il che, come è noto, viene pienamente confermato dalla Vita di Fulgenzio Micanzio: «ove sapeva essere qualche documento, non lasciava né amicizia né spesa per vedere tutto: dispute, voti, tutti i libri di quelli che si eran trovati». Alla base, come è noto, c’è naturalmente la Storia d’Italia guicciardiniana, particolarmente per le pagine che riguardano la Riforma e Martin Lutero; ma non si dovranno neppure dimenticare le Historiae sui temporis, La vita di Adriano VI e la Vita di Pompeo Colonna di Paolo Giovio; o l’Historia delle vite dei pontefici di Panvinio e, soprattutto, i Commentarii de statu religionis et reipublicae dello Sleidano.