Il libro è da considerarsi un taccuino di viaggio. La prima parte è autobiografica, e riguarda le vicinanze e le distanze, nel momento più ‘serio’ della vita dell’autrice – quasi la risposta a una richiesta dell’andare dopo essere stati. Il percorso fu alterno – incontri, gare, piaceri e sconforti combattuti con gli anticorpi del cervello. Ci si rende conto del prezzo quando si arriva – stop! – al semaforo rosso, e si ha il senso di tutto ciò che si è perso nell’esistere. La seconda parte è un’escursione in un territorio apparentemente lontano, attraverso i testi di cinque poeti dell’Ottocento Russo che gravitarono intorno a Puškin, tanto da essere chiamati i poeti della plejade puškiniana.