Diderot racconta la storia d’un bambino che piangeva ininterrottamente. Richiesto perché, rispose: «Mi vogliono far dire A». «Che male c’è? non hai che da dire A». «No, perché dopo mi faranno dire B, e poi C, e così fino alla fine dell’alfabeto». Credo che la storiella non si applichi ai dirigenti sovietici, ma si applica a meraviglia a molti comunisti, socialisti e intellettuali italiani. Sono convinto, e spero, che i sovietici dicano A sapendo benissimo che dovranno dire B. Ma non piangono per questo. Anzi, ogni tanto si nota in loro il desiderio prorompente di recitare tutto l’alfabeto in una volta, con quella consequenziarietà che è caratteristica del loro modo di vedere e di fare. Se si fermano ad una delle lettere iniziali è soltanto per ragioni estrinseche, per necessità politiche ed anche perché danno ogni tanto una guardata al viso degli italiani, francesi, […] e vedono che somiglia molto a quello del bambino di cui parlava Diderot. La storia del rapporto segreto di Chruščëv dovrebbe essere anche questa…
Franco Venturi