Mistico, allucinato, visionario, La donna che parlava con gli angeli (oggi per la prima volta tradotto in italiano) è la straordinaria biografia della santa olandese Lidwina di Schiedam (1380-1433), vissuta a cavallo tra XIV e XV secolo in un'Europa di grandi conflitti politici e religiosi. Resa inferma, ancora adolescente, da un banale incidente, Lidwina implora il Signore affinché le invii le malattie più terribili, per riparare attraverso il dolore i mali e le cattiverie del mondo. E il Signore la esaudisce. Trascorre infatti a letto, vivendo in povertà e soffrendo orrendamente, gli ultimi trent'anni della sua esistenza. Eppure, nonostante ciò la vita di Lidwina è incomparabilmente ricca: diffusasi la fama dei suoi poteri miracolosi, è visitata da folle di postulanti, e riesce, con la preghiera, ad alleviare i tormenti del prossimo, trasferendoli su di sé. Ma, soprattutto, l'amore di Cristo le concede le gioie dell'estasi: eccola, dunque, entrare in stretto contatto con gli angeli, che le saranno vicini per tutta la vita; eccola viaggiare insieme a essi per le terre abitate e nell'aldilà, in Purgatorio e nei giardini dell'Eden, dove giunge alla visione della Madonna e del Cristo. Apologia della passione mistica e della sofferenza come vie per raggiungere la salvezza, la storia di Lidwina (che è anche, di riflesso, la storia del convertito Huysmans e del suo itinerario penitenziale) vive – ieri (1901) come oggi – della forza sublime dell'anacronismo: contro il materialismo e la sordità morale dei tempi di Huysmans; contro gli orrori del nostro tempo.