Il carteggio fra Mario Luzi e Vittorio Sereni non offre soltanto la testimonianza della fraternità e della indicibile simpatia che lega due grandi poeti, ma fornisce soprattutto la cronaca avvincente della progressiva e sofferta evoluzione della loro poesia, lungo l’arco dell’intera vita di entrambi. Il «plurale amorevole e confidente» del loro dialogo rivela passo passo le tappe di un’avventura poetica straordinaria, nella quale la fedeltà di Sereni alle proprie origini terrestri e la sua adesione ai moti variabili dell’esistenza segna la svolta decisiva del secondo Novecento italiano, riconosciuta puntualmente, lettera dopo lettera, dallo sguardo stupefatto dell’amico. Il discorso sommesso tra i due fruga tra «le pieghe della vita» e porta alla luce il misterioso sorgere di un’intonazione viva, capace di ridare novità e freschezza al libro ormai «sgualcito» di quella stagione poetica.