Con questo sorprendente inedito, Il Branda, siamo di fronte a un Testori apocalittico, dove il mondo è già crollato prima che la vicenda abbia inizio. E' il modesto universo di un industriale di provincia che frana. Ciò che segue è l'appassionata e passionale ricostruzione di una strage. All'aprirsi del sipario i personaggi, già cadaveri, si levano imbrattati di sangue e ripercorrono in un flashback faulkneriano le ossessioni e i fatti che li hanno portati a quel drammatico epilogo. Le ambizioni, le cadute, le frustrazioni, i dolori rimossi esplodono nelle spirali funamboli che di un realismo visionario. La vicenda, scritta in forma teatrale, assomiglia in realtà più alla narrazione trascinante di un romanzo noir. Sembrerebbe una di quelle tragedie con sterminio di un intero nucleo familiare alle quali ci hanno abituato le cronache dei nostri giorni. E invece questo lavoro di Testori può essere datato all'inizio degli anni Sessanta, come ci indica Fulvio Panzeri nel suo prezioso saggio critico. Una lettura di sconcertante coinvolgimento, come ci aveva abituato il Testori del grande ciclo "I Segreti di Milano".