La tesi centrale del De rerum natura – l’universo è costituito da atomi e vuoto – non era certo la visione dominante del mondo di Poggio, eppure essa non destò in lui uno stupore assoluto. Gli intellettuali di tutto il Medioevo sapevano dell’esistenza di una simile teoria e avevano intuito la sua importanza nei dibattiti della fisica antica. Eppure nessuno di loro era preparato a tutte le implicazioni della tesi conseguente, che Lucrezio formulava con precisione ed eloquenza: egli infatti non sosteneva soltanto che il mondo è composto da un numero infinito di minuscole particelle indistruttibili, ma anche che non esiste nient’altro all’infuori di essi: nessun’altra forma di esistenza, e quindi nessun demone immateriale, angelo o fantasma, né alcuna anima incorporea e immortale. Ciò che ne deriva è un susseguirsi di asserzioni inaccettabili, che causarono a More e Locke, così come a quasi tutti i loro contemporanei, brutti sogni.